Pulici: "Cairo: vent’anni modesti, mediocri, senza ambizioni. Se ami soprattutto i soldi..."
L'ex attaccante del Toro, vincitore del premio alla carriera, è stato intervistato da Tuttosport

Lo storico attaccante del Torino Paolo Pulici, a margine della serata che lo ha visto vincitore del Trofeo Maestrelli alla carriera di giocatore, ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport, dove ha parlato del Torino e di Urbano Cairo. Ecco le sue parole.
Sulla vittoria del Premio Maestrelli
Grande, grandissima soddisfazione. E tanta emozione. Sono onorato. Il premio Maestrelli alla carriera di giocatore rappresenta per me un attestato splendido, dedicato alla memoria di un bravo giocatore e di un ottimo allenatore che ricordo benissimo. Tra qualche settimana compirò 75 anni e questa sorpresa è stata un bellissimo regalo di compleanno anticipato.
Sulla scomparsa di Ginetto Trabaldo
Notizia tristissima, sì. Eravamo tutti legati a Ginetto. Anche riconoscenti. Lui e Maso quasi mi obbligarono a esultare con le braccia tese verso il cielo e i pugni chiusi.
Mi dicevano: “La mano aperta non fa male, il pugno sì. E tu, Pupi, sei un simbolo di forza in cui noi ci identifichiamo. E se alzi le braccia così, idealmente saluti tutti i tifosi allo stadio”. Rispettai la regola. Anche perché era bellissima. Ogni mio gol era per i tifosi. Correvo più forte grazie a loro.
Il provino all'Inter
Mi disse che dovevo fare il centrometrista e non il calciatore: “Vai troppo veloce per giocare a calcio”. Ora immaginate che soddisfazione provai il 6 aprile del ’69: e dovevo ancora compiere 19 anni.
La data è stampata nel cuore. Il mio primo gol in A. Con la maglia del Toro. A San Siro. E proprio contro l’Inter, anche se Herrera non era più il loro allenatore. Una rivincita pazzesca.